Mobile Computing: cogliamo l’attimo !

 Author(s): , Posted on October 22nd, 2012

Il tema “mobile computing” sta conquistando sempre più spazio nell’agenda dei CIO e in generale dei manager IT: il fenomeno BYOD (bring your own device) – ben descritto ed analizzato nella nostra ricerca – sta spingendo moltissimi utenti aziendali a richiedere l’autorizzazione ad utilizzare propri dispositivi anche per usi professionali all’interno delle rispettive organizzazioni; in alcuni casi gli utenti provvedono direttamente anche senza autorizzazioni formali, magari prima che l’IT della propria azienda sia effettivamente pronto a supportarli. Di certo, cittadini ed utenti finali hanno già massicciamente adottato la mobility nella vita quotidiana: aziende pubbliche e private non possono ignorare questa situazione, in mancanza potrebbero perdere competitività o non soddisfare adeguatamente i propri utenti.

I CIO possono sfruttare il fenomeno BYOD a vantaggio dell’organizzazione inquadrando chiaramente la dinamica di mercato: le grandi organizzazioni devono stabilire quali saranno le piattaforme mobili ufficiali (smartphone e/o tablet) da adottare e certamente tutte le aziende hanno bisogno di capire a priori cosa è compatibile con le policy, le procedure e le competenze interne ovvero se e cosa aggiornare in termini tecnologici e culturali onde poter supportare correttamente i dispositivi personali oltre le piattaforme ufficiali. In alcuni contesti il CIO potrà sfruttare il solo fenomeno BYOD evitando all’azienda di effettuare investimenti propri per l’acquisizione di smarphone e tablet.

Su questo fronte l’inerzia – per indifferenza, per timore, per sottovalutazione del potenziale – può produrre effetti seri: una non-scelta spingerà gli utenti a forzare la mano per indurre l’organizzazione a supportare i loro dispositivi! In altre parole, le organizzazioni che ignorano il fenomeno della “mobility” (trainato o che traina l’altro importante trend che sta impattando fortemente sulle aziende cioè il “social computing”) saranno ben presto colonizzate dai dispositivi degli stakeholders e in quel momento i CIO potrebbero avere problemi a gestire la situazione: gli utenti interni introdurranno massicciamente propri dispositivi mettendo in difficoltà processi e tecnologie aziendali, i clienti si dirigeranno verso altri concorrenti nel caso in cui l’azienda non sarà in grado di supportare i loro smartphone, i cittadini considereranno un “disservizio” quello della PA che non è in grado di erogare i propri servizi anche via dispositivi mobili, soprattutto se altre sono già in grado di farlo.

Bisogna anche considerare che in numerosi contesti l’uso di dispositivi mobili può rappresentare una alternativa a notebook e PC anche da un punto di vista economico: per alcune funzioni il tablet, ad esempio, è sufficiente per raccogliere gli ordini dei clienti o per gestire le approvazioni all’interno di specifici flussi autorizzativi pertanto è plausibile sostituire un notebook con un più economico e compatto pad (e meno affamato di energia).

L’approccio al tema “mobile computing” non può però essere assimilato alla scelta di un PC: le organizzazioni che procedono così mancano l’obiettivo.

Il “mobile computing” impatta sulle policy, sulla cultura, sulle applicazioni, sulle opportunità di business, sui processi (anche sull’hardware ma di certo non è quello il piede giusto per partire): le aziende che considerano tutto questo olisticamente, che non operano per singoli aspetti né lasciano che dipartimenti e BU procedano in autonomia, sono realtà che davvero potranno sfruttare questa dinamica. Quelle che si concentrano sulla singola “App”, sul solo dispositivo o, rinviano pensando «per ora non ci riguarda» perderanno un’opportunità, forse per sempre. La differenza tra un approccio sistemico ed uno limitato fa la differenza tra un’azienda davvero “mobility enabled” ed una banalmente “mobility ready”.

Da un punto di vista culturale, la chiave di volta è affrontare questo tema quando si è nella condizione di “poter” sfruttare il “mobile computing” e non quando “ormai bisogna” farlo. Selezionare, introdurre, gestire dispositivi mobili è una opzione dalle grandi potenzialità in termini di efficienza ed efficacia ma va considerata come un percorso articolato in un paesaggio variegato: nessuno vorrebbe imbarcarsi in un viaggio senza mappe, bussola e senza una meta. Farlo significherebbe perdersi (quindi sprecare tempo e denaro), non partire proprio significherebbe non cogliere un’opportunità nel momento in cui quasi tutti si stanno mettendo in viaggio…

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