Dispositivi mobili nella Pubblica Amministrazione e nella Sanità

 Author(s): , Posted on July 22nd, 2013

Talbet e smartphone si stanno diffondendo rapidamente in ogni contesto: cittadini, clienti e dipendenti usano intensamente ed estensivamente questi dispositivi spingendo aziende pubbliche e private ad adottarli. Le organizzazioni più intelligenti non si limitano però a recepire passivamente questo trend ma agiscono proattivamente: il fenomeno del BYOD (Bring Your Own Device) rappresenta una grande opportunità per abbracciare la mobility sfruttandola al massimo.

Usualmente l’introduzione di nuove tecnologie o dispositivi in organizzazioni articolate richiede investimenti per supportare gli utenti e per l’acquisto dei dispositivi nonché modifiche alle applicazioni esistenti o addirittura l’introduzione di nuove applicazioni dedicate; inoltre, qualsiasi novità tecnologica ha impatti sulla sicurezza, sull’affidabilità, sulla esperienza d’uso. Con la filosofia BYOD gli utenti e le organizzazioni siglano una sorta di patto: «L’organizzazione concede al dipendente l’uso del dispositivo personale anche nell’ambiente lavorativo ma in caso di problemi, guasti, incompatibilità, questioni con i provider, la persona deve cavarsela autonomamente».

I dipendenti quasi sempre preferiscono cogliere queste opportunità in quanto concentrano tutta l’attività – personale e professionale – su un dispositivo di loro gradimento rispetto a uno scelto dall’azienda, spesso bloccato e non personalizzabile. Alcune organizzazioni si spingono anche oltre riconoscendo un contributo ai dipendenti per l’acquisto di questi dispositivi: se il dipendente rinuncia ad avere un dispositivo aziendale,  l’azienda risparmia poiché adotta un supporto utente semplificato e la produttività, probabilmente, aumenta grazie al fatto che il singolo lavora con dispositivi più friendly e, soprattutto, tende a estendere il proprio impegno oltre l’ufficio e oltre l’orario di lavoro.

Nell’ultima ricerca sul tema “Mobility” che Unisys ha commissionato  a Forrester emerge che numerosi utenti si stanno spingendo oltre il BYOD: il 2013 è l’anno del BYOA (Bring Your Own Application). In poche parole, molte persone preferiscono scegliere le APP di loro gradimento anche per le attività professionali: così come per la vita privata scaricano quelle di Facebook o Twitter, per il contesto professionale agiscono nello stesso modo selezionando ciò che ritengono più utile per il loro lavoro.

Questa vasta inarrestabile dinamica evidenzia qualcosa di importante: un elevato numero di persone è fortemente legato ai dispositivi mobili e dispone di un alto livello di dimestichezza. Ciò significa che ampie fette della popolazione sfruttano naturalmente smartphone e tablet e, conseguentemente, si aspettano di accedere a servizi pubblici e privati con tali dispositivi.

Aspettativa è infatti il termine chiave.

Molte organizzazioni hanno già compreso la dinamica del BYOD e stanno affrontando quella indubbiamente più peculiare e complessa del BYOA: comparando benefici e rischi, risparmi e costi, i privati arrivano abbastanza velocemente a ovvie conclusioni.

Al contrario, numerose amministrazioni  pubbliche affrontano l’opportunità con maggiore distacco: la PA non agisce per profitto pertanto certi vantaggi economici non hanno particolare significato; in alcuni casi, una cultura conservatrice e un approccio manageriale molto prudente non aiutano l’innovazione. Il punto che però viene troppo frequentemente ignorato è che la PA eroga servizi e dovrebbe farlo secondo le esigenze dei cittadini (in termini di dimensionamento dei servizi, disponibilità, affidabilità) e conformemente alle loro aspettative (in termini di qualità, canali di accesso, flessibilità, orari).

In realtà, anche per la PA la “mobility” permette dei risparmi quindi non è solo una questione di aspettative ma, come per i privati, anche di budget e sappiamo quanto  il contenimento dei costi sia  un tema cruciale nel settore pubblico.

Possiamo affermare che c’è una effettiva convergenza che attende solo di essere sfruttata: i cittadini vogliono usare (anche) smartphone e tablet, le PA possono risparmiare supportando questi dispositivi (per ridurre il carico di lavoro del front office, per acquisire e distribuire informazioni nativamente in formato digitale, ecc.) e dovrebbero soddisfare le aspettative dei cittadini che si stanno muovendo verso nuovi canali e nuove modalità di interazione.

Un esempio interessante è il settore Sanità: l’Italia sta ragionando sull’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico. L’idea chiave dietro il FSE è la creazione di un contenitore (o, secondo alcuni, di un indice) in grado di  supportare gli standard di settore per agevolare l’accesso alla storia clinica di un paziente da parte degli ospedali e dei medici professionisti, in modo da ridurre i tempi di assistenza e migliorare la qualità dei servizi. E’ evidente che il supporto della “mobility” diventa determinante in questo contesto: i pazienti si spostano da un ospedale a un altro, da una struttura di assistenza a un laboratorio o uno studio professionale: sfruttare i “mobile devices” è una opzione ottimale per eliminare le richieste di duplicati presso gli sportelli e movimentazioni cartacee tra strutture.

Potendo accedere al mio fascicolo sanitario attraverso un tablet potrei condividere con altri medici la diagnosi, per esempio, del mio ortopedico o del mio dentista. Potrei importare altri documenti (lastre, prescrizioni, ecc.) per condividerle quando necessario e mantenere così, senza sforzo, una situazione esaustiva e consistente della mia storia sanitaria.Certamente molti di questi risultati possono essere raggiunti anche attraverso un PC, prima di uscire di casa, ma questo modo di pensare è ormai superato e poco efficiente.

Per esempio, se stampassi una prescrizione dovrei portarla fisicamente con me per consegnarla a un medico e qualora fosse necessario l’intervento di un secondo specialista sarebbe necessario produrne una copia. Dopodichè se il medico volesse inserire queste informazioni in un proprio sistema informativo dovrebbe ri-digitalizzarle. In pratica, un documento stampato, o archiviato su una chiavetta USB, congela lo stato e non riporta gli aggiornamenti che possono avvenire successivamente sulla situazione sanitaria.  Riassumendo,  nel mondo sanitario, stampare o copiare su dispositivi USB dati ultrasensibili non è l’opzione ottimale: molto meglio sfruttare dispositivi mobili che mi permettono di reperire e scambiare i miei dati quando ne ho bisogno  e solo con chi deve effettivamente visionarli.

Il supporto di smartphone e tablet dovrà essere l’approccio naturale esattamente come  l’idea di spostarsi dalla carta al digitale: una volta compresa la potenzialità di gestire e scambiare dati in digitale – risparmi, qualità, velocità, accuratezza – dovremmo concentrarci sul come sfruttiamo questo mondo digitale. Il rischio, ignorando questo passaggio, è di spostare processi e documenti in un mondo digitale statico mentre la realtà odierna è caratterizzata da un mondo digitale che “si muove” con noi. Abituati ad avere ogni cosa a “portata di indice”, pensare che le nostre lastre o la denuncia dei redditi possano essere reperite digitalmente solo… attraverso il desktop di casa sarà percepito molto presto come una soluzione “legacy” non accettabile!

Dobbiamo anche prestare attenzione a come è composta oggi la nostra società: i Millennials (la Generazione Y, nata tra gli ’80 e il 2000) sono una parte attiva della popolazione ed entro il 2020 rappresenteranno oltre il 20% della forza lavoro. I Millennials sono nati in un mondo interamente digitale, interagiscono naturalmente con dispositivi digitali e si spostano istintivamente da un dispositivo a un altro cercando e sfruttando in ogni contesto mobile e social computing.

Population Pyramids of the World from 1950 to 2100

Source: http://populationpyramid.net/

Sarebbe un nonsenso oggi costruire qualcosa che non corrisponde alle aspettative e alle preferenze – direi quasi a uno stile di vita – di una larga parte della popolazione che, come gli altri, richiede servizi e vota (e, a differenza delle generazioni precedenti, è socialmente meno incline ad accettare lo status quo senza ragioni chiare).

Innovazione informatica non è solo digitalizzare qualcosa –  così come in passato non fu sufficiente elettrificare le città in quanto le persone volevano dispositivi per sfruttare quell’innovazione e non solo disporre di corrente elettrica –  oggi, necessariamente, l’innovazione informatica include  mobile, social e collaboration. Usare uno smartphone come un piccolo potente PC non è un approccio corretto così come la TV non era solamente una radio con le immagini: dobbiamo tenerlo a mente per evitare di creare servizi non conformi alle aspettative dei cittadini.

Tags: , , , , , , ,





«Voorkom spraakverwarring en leg definities vast

Mis•sion Crit•i•cal »






We use cookies on this site. By using this site, you agree to our use of cookies. To change or learn more, see our Privacy Notice.